(...) Ho chiesto al Cielo se dovevo aggiungere qualcosa per i genitori adottivi e Loro, con la semplicità di sempre, mi hanno suggerito regalagli una storia.
Così ho scritto questo breve racconto che o
gnuno può considerare vero o inventato (come più vi piace credere e pensare.)

capitolo 1.12 - Racconto per l'Anima:

Chiedere il passaggio al grembo di una mamma per arrivare a casa

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Una giovane coppia che abitava in Toscana desiderava tanto avere un bambino, ma questo non arrivava. Eppure i due sentivano, in fondo al cuore, che avrebbero stretto fra le braccia il loro piccolino. Aspettavano ormai invano da tempo quando decisero di pensare all’adozione.


Gli amici avevano loro sconsigliato di fare domanda per un bambino piccolo nato in Italia, perché dicevano che questo tipo di adozioni erano impossibili da ottenere.

Ma nonostante tutto la giovane coppia sentiva, fortemente, che doveva fare richiesta proprio per un bambino piccolo nato nel loro Paese. Lei insisteva convinta: “A qualcuno dovrà pur capitare di poter adottare uno dei tanti bambini che nascono in Italia”.

Era un pensiero caparbio oppure il suo bambino le parlava? Era lei che con testardaggine femminile insisteva nella sua illusione, o era il piccolo che le stava suggerendo le coordinate di dove sarebbe atterrato sul pianeta Terra?


Non c’è dubbio: era il bambino che dall’Alto, con la sua saggezza e conoscenza, la guidava passo dopo passo e lei inconsciamente lo sentiva; sentiva forte il richiamo di quell' Anima e le indicazioni che le dava.

Fatta la domanda per l’adozione si rassegnarono ad aspettare degli anni, come tutti avevano loro detto.


Per arrivare sulla Terra, il bambino chiese il “passaggio” ad una ragazza che stava cercando un segno, un aiuto, una piccola luce nel proprio cammino buio.

Il bambino in cambio, regalò molto a quella mamma di passaggio, perché lui era un bambino diamante!

Così le regalò forza e costanza, rispetto per se stesa e per la Vita. Grazie a lui lei cambiava, giorno dopo giorno, imparando molte cose e trovando la propria strada.

Grazie a lui stava riuscendo per la prima volta, con tenacia, a fare qualcosa di veramente buono. Pur sapendo di non poterlo tenere non l’aveva “eliminato”, come fece una sua amica.

Lei aveva deciso di proteggerlo per nove lunghi mesi, di soffrire e gioire con lui, di regalargli la vita.

Ma ora che la sua anima stava cambiando si sentiva spesso in colpa perché lo avrebbe abbandonato.

Una notte, durante il sonno, vide il piccolino accanto a sé e sentì le sue parole: non mi abbandoni, piccola, non temere! Tu sei stata fantastica ad occuparti di me per così tanto tempo! Non mi abbandoni, sono stato io a chiederti un passaggio per arrivare sul pianeta terra e ricongiungermi con i miei Genitori d’Anima, che sono lì ad aspettarmi.

La ragazza si svegliò di soprassalto, un po' felice e un po' spaventata, perché quel sogno le era parso talmente reale. Non sapeva se aveva avuto un contatto, vero, con il bambino o se era stata la sua mente ad inventare quel sogno per assolverla.

Si accarezzò la pancia, parlando con il piccolo: “Se fosse vero quello che mi hai detto mi sentirei molto più leggera”

Il piccolo rispose con un calcetto.

“Mi hai sentito piccolino?” Ancora un calcetto

oh, no, credo di essere impazzita...” Questa volta rispose con due calcetti.

Se uno significa si, due significa no? Un calcetto.

Veramente mi hai parlato? Veramente possiamo parlare? Un calcetto

E vai! Che forza! Ma è una figata bellissima!

E scoppiò a piangere di gioia, lei che nella sua vita non aveva mai neanche sorriso, ora era felice, veramente felice.

Ora era consapevole di quello che le stava accadendo, della grandezza del suo gesto e della propria vita.

Nei mesi che trascorsero ancora assieme la grande anima, che lavorava per entrare nel piccolo corpo che lei portava in grembo, le insegnò tante cose sulla vita e sulla morte.

Le insegnò la compassione, la Gioia, il coraggio, il libero arbitrio, il perdono e lei imparò talmente bene che riuscì a riappacificarsi con i suoi genitori, con sua madre in cielo e con suo padre sulla terra.

In quei nove mesi trovò le risposte che cercava, imparò molto di più di tutto quello che vollero insegnarle a scuola e al riformatorio.

In quei nove mesi diventò grande, dentro, e pronta ad affrontare in modo diverso la sua futura, lunga e luminosa vita.

Non passarono degli anni, ma solo nove lunghi e brevi mesi... il tempo della gestazione e il bambino era lì, appena nato, nella piccola culla di una nurcery ad attendere i suoi genitori d'Anima.

La giovane coppia venne chiamata immediatamente ed immediatamente si misero in viaggio per andarlo a prendere dove era “atterrato”.

In macchina si domandavano come sarebbe stato; l’avevano immaginato tante volte, ma ora stavano per vederlo.

La loro sensazione ed emozione era identica a quella di tutti i genitori mentre vanno all’ospedale, quando la donna perde le acque, con la differenza che loro non sapevano ancora se era maschio o femmina.

Arrivati all'ospedale si precipitarono nella nurcery piena di culle... Sembrò incredibile alle infermiere di turo, perché lo riconobbero immediatamente, come se fosse stato veramente figlio loro.

Quando lo videro sentirono i loro cuori scoppiare dalla gioia e non poterono trattenere le lacrime. Lo abbracciarono piangendo dalla gioia. La famiglia si era finalmente ritrovata e riunita! Adesso erano veramente felici!